Il cammino, metafora della vita.

Sono una viaggiatrice solitaria, che ama attraversare spazi e tempi, scandendo i passi al ritmo del respiro. Il mio.

Il viaggio più significativo della propria vita, è la vita stessa. Spesso ce ne dimentichiamo, cercando di raggiungere i luoghi più lontani o esotici, come trofeo da esibire. Eppure il viaggio più arduo, e al contempo il più coraggioso, è quello dentro se stessi. E quale miglior modo di affrontarlo, che con i propri piedi?

Ho iniziato a camminare a 8 mesi, e non mi sono più fermata.

La mamma mi raccontava della mia proverbiale cautela nell’appoggiare un piedino dopo l’altro, tastando bene il terreno prima di spostare il peso in avanti: la paladina del baricentro.

Ho continuato a farlo anche crescendo. Sempre misurata, precisina, organizzata. Poi via via sempre più di corsa, sempre mille programmi, incastri improponibili, ritmi da metropoli impazzita.

Finchè la vita stessa, mia grande maestra, ha deciso di buttare all’aria le regole, di spazzare via le attese, di mescolare aspettative e delusioni. Insomma, la vita ha deciso di regalarmi una nuova opportunità. E allora, tra una frenata troppo violenta, un inciampo, una caduta rovinosa, ho reimparato a camminare. In lentezza, amando il percorso, facendomi compagnia, tendomi per mano. Una carezza benevola sul capo, due passi a braccetto, un accenno di danza. Chilometri di silenzi, pensieri che si srotolano come un gomitolo, grovigli su grovigli.

Ho trovato sassi appuntiti, salite impreviste, discese infinite da fiaccare le gambe e non sentirle più, panorami mozzafiato che sono valsi ogni goccia di sudore, distese piatte e monotone, cieli con azzardi cromatici da pittore impazzito, rettilinei anonimi messi lì al punto giusto dove c’era bisogno di una pausa emozionale, e ancora boschi ed alberi dai profumi indescrivibili – gli eucalipti della Galizia, del cui profumo cerco memoria nelle narici ogni volta che mi penso là protetta dai loro alti fusti svettanti – distese a perdita d’occhio di campi tracciati di verdi diversi, e terre argillose, spiagge di sabbia mai dello stesso colore.

Amo camminare in lentezza, accarezzando con lo sguardo e con le dita ogni paesaggio che attraverso. Annuso, ascolto, assaggio. Ho imparato ad usare tutti i sensi.

Ho smesso di correre.

Cammino in lentezza, per poter cogliere ogni attimo.

Perche il cammino è pieno di vita. E, si sa, la vita è un soffio.

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