Cammino di Carlo Magno_da Vezza d’Oglio a Temù (tappa 5, secondo tempo)

La notte alla Casa del Parco dell’Adamello è trascorsa tranquilla e silenziosa. Con gli altri 10 ospiti presenti, condividiamo la colazione e il panorama sull’Adamello, che si apre davanti a noi in tutta la sua bellezza.

Ha un qualcosa, la montagna, che innamora e spaventa insieme; ho una sottile inquietudine, quando guardo le cime; c’è un magnetismo che attrae, troppe méte che chiamano.

Riprendiamo il cammino attraversando a ritroso il centro di Vezza d’Oglio e risalendo sopra l’abitato lungo la strada asfaltata diretta verso Tù. Ho incontrato paesini, o grumi di case, dai nomi bizzarri lungo il mio cammino di Carlo Magno: alcuni di una bellezza disarmante, altri con una pace che commuove. In un tempo senza tempo.

Lungo i tornanti, incontriamo una ragazza con il suo cane e chiacchierando ci racconta di essere da poco tornata dal Cammino di San Benedetto: una pellegrina come noi! Che gioia!

Per darci la carica, inventiamo il soundtrack di oggi e cantiamo ridendo:

“Temù, Temù, Temù, non-ti-te-mia-mo.

Temù, Temù, Temù, noi-arri-via-mo”.

In cammino, come nella vita, è fondamentale trovare degli agganci non solo fisici, ma soprattutto mentali ed emotivi: la forza viene da lì e da una condivisione gioiosa. Oggi non potrei chiedere di meglio.

Lasciata la strada asfaltata, sempre salendo lungo l’acciottolato, raggiungiamo la località Dòs de Sora.

cappella votiva a Dòs de Sora

Poche case in pietra apparentemente disabitate, una addossata all’altra, quasi a sorreggersi, quasi a dirsi, guardano la civiltà laggiù in fondo, “Forza, resistiamo! Qualcuno ci troverà, prima o poi.” Sono pietre che parlano, che chiamano e sperano.

In lontananza appare la Chiesa di San Clemente degli Alpini, che raggiungiamo in pochi minuti, dedicata al Santo protettore dei pellegrini e che la leggenda vuole edificata da Carlo Magno nel suo passaggio in Valle Camonica.

Una fontana di acqua freschissima ci accoglie e ci dà refrigerio: viene voglia di tuffarcisi dentro.

Siamo a 1.290 m slm; tantissime sono le panchine e i tavoli e le zone barbecue presenti: si capisce che questo è un luogo di aggregazione da classica gita fuori porta.

Facciamo la prima delle nostre lunghe pause: ormai siamo diventate bravissime a far durare anche soltanto 10 km per una giornata intera. L’apoteosi del passo lento!

La Chiesa di San Clemente, che purtroppo troviamo chiusa, sorge su un’altura e regala uno stupendo panorama sul fondovalle e sull’Adamello.

Leggiamo che questo sembra essere un luogo che abbia la facoltà di far passare tutti i mali. L’ironia popolare dice “Se te fé en gir entoren ala ciesa de Sant Clüment, el te pàsa ogni tormènt”. Se fai un giro intorno alla Chiesa di San Clemente, ti passa ogni tormento. Significherebbe infatti morte sicura, stante lo strapiombo di roccia proprio dietro la Chiesa.

20190805_105107.jpg

Nel piccolo spiazzo antistante l’ingresso, un cippo di larice intagliato riporta la preghiera dell’Alpino e la foto ricordo del pellegrinaggio di Papa Giovanni Paolo II in Adamello. Il Papa che amava la montagna, il Papa più amato di sempre.

Lasciamo a malincuore questo luogo di pace e riprendiamo a salire, raggiungendo un altro pugno di case in pietra abbandonate: è l’antico nucleo di Pedénole.

Pedénole

Penso a come potesse essere crescere qui, ai ritmi lenti che la Natura impone: difficile immaginare, troppa è la distanza dal nostro forsennato vivere.

Il sentiero sterrato prosegue con saliscendi tra il bosco, sovrapponendosi per lunghi tratti alla Ciclovia Karolingia Gavia-Mortirolo.

Incontriamo anche una squadra di forestali al lavoro: qui il bosco è fortemente ferito e ancora pesantemente segnato dal disastro dello scorso autunno.

Gli alberi caduti sono tanti; sembra un immenso e tristissimo shangai.

In rispettoso silenzio passiamo oltre.

L’arrivo a Vione ha il sapore del panino al salame che ci concediamo, sedute sulla panchina nella piazza del Municipio; che detto così sembra uno spazio infinito, invece è uno slargo dove c’è tutto in poco: un bar con un paio di tavolini, un negozio di alimentari, una fontana che zampilla, gerani fioriti, bambini che giocano.

Municipio di Vione
Vione, casa in pietra

Altra lunga pausa, altra piacevole chiacchierata con la gente del luogo, qualche camminante che ci sorpassa e ci saluta.

Vione ti ruba il cuore: davvero un borgo molto molto carino.

Vione

Ovunque ci sono vasi in terracotta rosa dipinti con l’effigie di maialini sorridenti o ammiccanti.

Il gestore del bar mi spiega che sono le decorazioni della Sagra del Calsù, un raviolo gigante ripieno di carne di maiale e “di tutto, di più”, così mi dice.

Quanto amo queste tradizioni locali, soprattutto quando hanno a che fare con il cibo!

Ripartiamo da Vione, che resterà nel cuore come “il paese dei porcellini”, e, oltrepassato il monumento ai Caduti delle Due Guerre, ci riportiamo, sempre cantando, sulla ciclovia sterrata che in poco arriva a Temù: il paese degli intagli nel legno.

Monumento ai Caduti delle Due Guerre, Vione

Chiesa Parrocchiale di San Bartolomeo Apostolo, Temù
opere lignee, Temù

Ci accoglie il solito enorme cuore rosso, e il cuore grande di chi ci coccola all’Hotel Sciatori. Un ringraziamento al sig.Graziano per le spiegazioni e i suggerimenti che ha saputo darci.

Domani il Carlo Magno prenderà una piega alternativa.

Ponte di Legno ci aspetta.

Ma ora…bucato!

 

Per informazioni:

http://www.camminodicarlomagno.it

Gruppo Facebook “Amici della Via Valeriana dal Lago d’Iseo alla Valle Camonica”

http://www.facebook.com/groups/196478467814144

http://www.turiswmovallecamonica.it

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