Cammino di Carlo Magno_da Edolo a Vezza d’Oglio (tappa 5, primo tempo)

La ripartenza sul Cammino di Carlo Magno muove passi e passetti partendo da Edolo, appena fuori dalla stazione ferroviaria.

In questa ultima tappa, che in realtà spezzeremo in 3, sarò in compagnia della mia piccola: esile come un filo d’erba, ma determinata e tenace. Un’ottima compagna di cammino: dove esito io, di solito mi sprona lei, e viceversa. Siamo una forza insieme.

Uscite dal centro abitato di Edolo, iniziamo da subito a salire lungo la passeggiata Edolo-San Brizio-Monno, sempre seguendo le frecce rosse, dapprima su asfalto e poco dopo su un ampio sentiero sterrato.

Alla Chiesa di San Brizio, che secondo la leggenda fu fatta costruire da Carlo Magno durante la sua discesa lungo la Valcamonica, ci siamo ripromesse di fermarci per una pausa ristoro, la prima delle tante lunghe pause di oggi.

Chiesa di San Brizio, Monno
Chiesa di San Brizio, Monno

Proseguiamo, e a Monno centro arriviamo accaldate e assetate, ma in questo paese le fontane non mancano: l’acqua che sgorga è fresca e buonissima. Ogni volta è una mezza doccia che facciamo, con piacere.

Chiesa dei Santi Sebastiano e Fabiano, Monno

Superata la Chiesa dei Santi Sebastiano e Fabiano, la strada continua a salire seguendo la Ciclovia Karolingia del Gavia_Mortirolo, che sarà una costante per oggi e i giorni a venire.

Il bosco ci accoglie e non ci abbandonerà per tutto il percorso quotidiano, mettendoci in alcuni tratti a dura prova per la presenza di alberi caduti da aggirare, scavalcare o sottopassare.

segnaletica della Ciclovia Karolingia, e simbolo del Cammino di Carlo Magno

Sicuramente è una tappa che mi sento di sconsigliare in caso di maltempo o subito dopo forti piogge, o con bambini troppo piccoli.

La segnaletica è ineccepibile e ci permette di mantenere la rotta anche nelle zone di bosco ancora devastate dallo scorso autunno.

La parte più difficile è quella a ridosso di Incudine, dove il sentiero sparisce in più punti, sepolto sotto alberi caduti e pietre. Incontriamo pure un lungo serpente nero, che manda in picchiata i nostri livelli di adrenalina e fa scattare un momento di panico, subito ripreso sotto controllo.

È una giornata di incontri: incrociamo due signore, ciascuna con il fedele amico quattrozampe, un fumatore solitario, un anziano cane con il suo anziano padrone.

Con tutti scambiamo due parole, tutti sono incuriositi dal nostro camminare, ognuno ci dà una versione diversa sul percorso da fare e sul tempo restante per raggiungere Vezza d’Oglio, l’anziano + anziano (cane & padrone) ci accompagnano anche per una decina di minuti nel bosco.

Inauguriamo la canzone del giorno, che ha chiaramente a che fare con l’uscita dal bosco e dall’erba (a seconda dei momenti) e con il non vedere l’ora di arrivare quanto prima alla méta.

“Canta che ti passa” funziona sempre: allevia la stanchezza, dà ritmo alla camminata, ma soprattutto mette allegria. E ridendo e scherzando si arriva dappertutto, così sul cammino come nella vita.

Il bosco finalmente lascia il posto ad un sentiero che in uno squarcio di vegetazione ci lascia intravedere Vezza d’Oglio.

L’ultima mezz’ora sembra non finire mai; siamo stanche, il peso degli zaini rende lento e faticoso il nostro incedere ancor più di quanto già non fosse.

Finalmente Vezza si lascia ben trovare e quasi trascinandoci arriviamo alla piazza della Chiesa e al cuore sul Torrente Grande, dove è d’obbligo la foto di rito.

Scendiamo su via Nazionale, che percorriamo per qualche centinaia di metri fino alla Casa del Parco dell’Adamello, dove Chiara ci accoglie con un sorriso e un “Benvenuteeee!” che ci dà giusto la forza di fare la rampa di scale e buttarci sul letto.

Un’occhiata al panorama dalla finestra, doccia, una cena prelibata, un’altra occhiata fuori verso le montagne, spengo la luce, click, nanna.

Per informazioni:

http://www.camminodicarlomagno.it

Gruppo Facebook “Amici della Via Valeriana dal Lago d’Iseo alla Valle Camonica”

http://www.facebook.com/groups/196478467814144

http://www.turismovallecamonica.it

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