Al Rifugio Lausen

“Fuggiamo?

“Sguardo d’intesa e via. Fuggiamo.

Fuggiamo dal caldo che attanaglia Verona e tutto il Nord Italia in queste settimane.

Fuggiamo verso spazi aperti, dove il contrasto tra prati e cielo è così netto da far male agli occhi.

Fuggiamo verso una semplicità che manca sempre piú nel vivere quotidiano.

Il Rifugio Lausen fa parte della lunga lista dei luoghi che mi stanno aspettando. Lo seguo da anni. È arrivato il momento di andare a conoscerlo.

È un’antica malga della Lessinia, a 1.260 mt di altitudine, pochi km a nord di Velo Veronese (VR). Il nome, in cimbro, idioma germanico diffuso in alcune zone del veronese, significa casa dei buoi. Le piccole perle a due passi da casa: 20 posti letto, due sale da pranzo, il legno profumato dei rifugi di montagna e fuori, lasciando spaziare lo sguardo, una bellezza che riesce sempre a commuovermi.

Danny Zampiccoli lo gestisce dalla fine del 2017, e qui porta i 17 anni di esperienza al Rifugio “Damiano Chiesa” sul monte Altissimo, e quel guizzo negli occhi che ha chi ama la montagna e il proprio lavoro.

“Cercavo la bellezza, sia in termini di contesto ambientale che di funzionalità, e qui l’ho trovata”. (Danny)

Come dargli torto!

Saliamo con l’auto fino a Camposilvano, attraversiamo il piccolo centro abitato e parcheggiamo appena dopo il campeggio. Da qui, sulla destra, inizia uno dei sentieri che ci porterà al Lausen.

Percorriamo quello noto e tracciato come sentiero giallo; siamo nel Parco Regionale della Lessinia, zona tutelata e protetta.

Mucche libere al pascolo e panorami che da subito affascinano.

Giriamo attorno ad un cascinale, oltrepassiamo un fantasioso cancello, e davanti a noi si apre la Valle delle Sfingi.

In questo tratto, lungo circa 1 km, sono visibili numerosi blocchi monolitici, formatisi in seguito al fenomeno del carsismo: l’azione erosiva delle acque piovane scioglie nel tempo il carbonato di calcio, presente nelle rocce calcaree, e conferisce ai blocchi quest’aspetto tipico, che ricorda le sfingi egizie.

Al fondo della sterrata, superiamo la sbarra di delimitazione di un’altra cascina, e, attraverso il prato risaliamo tenendo la sinistra. Qualche attimo di incertezza, perché in questo punto la segnaletica non è chiara, ma sopraggiungono altri camminanti e insieme ci ragioniamo e troviamo la direzione.

Ritroviamo poco dopo la segnaletica e da qui in poi più nessun tentennamento.

Siamo in tanti ad aver pensato di salire al Rifugio: d’altronde è domenica, tempo stupendo, voglia di stare in mezzo alla Natura. Tante famiglie con bambini. È bello vedere che c’è ancora chi sceglie di fare questi regali ai propri figli.

Lo sguardo spazia e trova pace.

Gli amici quadrupedi ci guardano passare curiosi.

La camminata è piacevole; ogni proprietà che attraversiamo è delimitata da un cancelletto, che apriamo e chiudiamo ogni volta.

Una malga qua e là e la sagoma di qualche mucca a movimentare l’orizzonte.Continuiamo a seguire le frecce, su e giù nella vallata; si scollina dolcemente, fino ad arrivare al Rifugio.

Tanta gente, ma c’è posto per tutti. E la gioia condivisa in montagna e sui cammini in generale, è una malattia contagiosa straordinaria.

Il cielo sta cambiando, ma i nuvoloni non ci fanno paura e nemmeno fretta. Ognuno qui si prende il proprio tempo prezioso: per riposare sotto un albero, per guardare il panorama, per giocare, per mangiare.

Noi decidiamo di pranzare al Rifugio, e mai scelta fu più azzeccata.

Ottimo cibo, porzioni molto molto generose, gentilezza eccezionale dei gestori. I tempi sono dilatati, ma è un piacere stare qui. Senza fretta. Utopia nel quotidiano, qui beatamente in lentezza.

Mi riprometto di tornarci, e fermarmi a dormire qui. Il cielo di notte da quassù deve essere una meraviglia.

Potrei rendere fruttuosa la mia insonnia e, per una volta, chissà…anziché contare le pecore, contare le stelle, o le mucche!

Dopo pranzo lungo il sentiero verde, e il sentiero CAI 253, passando per la Croce del Gal e il Kunek, con un percorso ad anello, scendiamo fino a Camposilvano, passando davanti al Museo Geopaleontologico e al campeggio, e recuperiamo l’auto.

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Arrivederci, Lausen.

Basso è Bello!

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