Caminho de Fatima_tappa 2, da Conìmbriga ad Alvorge

Lasciamo l’Albergue de Conìmbriga dopo una colazione di buon gusto, che Mafalda (l’ospitalera) ci fa trovare sul tavolo della cucina come d’accordo alle 7 in punto e ci mettiamo in cammino.

Prendiamo la strada verso Condeixa-a-Velha, dove esiste un sito archeologico molto importante, ma che non riusciamo a visitare dato l’orario troppo presto.

Un breve tratto di asfalto e siamo subito nella natura, che farà da scenario a quasi tutta la tappa di oggi, fino ad Alvorge.

Il percorso sale gradualmente e ci porta sulla cresta di una vallata, tanto bella quanto fredda.

La prima segnaletica con il chilometraggio residuo “alla méta” ci mette figurativamente sul nastro di partenza. E via, di buon passo.

Il sole si alza e cambia colori e temperatura. Il paesaggio è stupendo.

La segnaletica è sempre ben presente, sia verso Fátima che in senso opposto: per chi percorre il cammino portoghese verso Santiago, questo tratto è in comune. Ma non incontriamo nessun pellegrino. Una benefica solitudine ci accompagna e allarga i pensieri. Si fa il vuoto dentro e intorno, un vuoto che dà spazio, che riempie gli occhi, che è pieno di quel silenzio che tocca l’anima.

Mi pare strano, dopo tanti passi mossi verso Santiago, andare “contromano”; seguo le frecce blu, verso Fátima, ma il cuore cerca sempre quelle gialle.

Scolliniamo ed iniziamo a scendere, lambendo qualche casa rurale che nasconde presenze umane e cani liberi, che abbaiando segnalano il nostro passaggio.

Al Ponte di Fonte Coberta la strada torna asfaltata e in piano: un’area ristoro con panche, tavoli e fontanella ci chiama per il tempo di qualche fotografia al vicino Ponte filipina, fatto costruire nel 1636-37 dal Re Filippo III di Spagna in seguito all’occupazione del Portogallo, per consolidare l’Unione Iberica.

Fonte Coberta si sviluppa lungo la Rua de Santiago, dove spuntano cappelle votive e formelle decorative.

A Zambujal, un pugnetto di case e una chiesa, scambio due parole con un signora seduta sull’uscio di casa: sembra un girasole che raccoglie il calore del primo sole, e dà l’idea che quella sarà la sua unica occupazione per tutto il giorno.

Uno spuntino a secco e si riparte, verso Rabaçal, dove la senhora girassol ci assicura troveremo un Cafè: “a Rabaçal c’è tutto”.

Un’oretta di cammino ci separa dal prossimo punto ristoro e da una bevanda calda, che stamattina si fa desiderare.

Entriamo a Rabaçal con passo convinto, e al Cafè “O Bonito”, adiacente all’Albergue dos peregrinos, ci fermiamo per il pranzo a base di queijo de Rabaçal.

Mettiamo sulla credenziale il sello, che in Portogallo si chiama carimbo, e ripartiamo.

Pochi km di asfalto, lungo i quali ci intratteniamo con un’anziana signora che ci regala dei mandarini freschissimi, ci invita a sederci in casa sua, ci offre anche una sopa, ci racconta del figlio malato e ci chiede con gli occhi lucidi di portare a Fátima una preghiera per lui. Una preghiera per Remiro.

Proseguiamo il nostro cammino con un bagaglio che si fa via via significativo.

Lunghi tratti di sterrato sotto il sole ci fanno dimenticare che è il 5 gennaio.

Un ultimo tratto a salire nel bosco ci separa da Alvorge, il cui campanile della Chiesa vediamo in lontananza.

Camminare sulle foglie è una cosa che adoro: le foglie di quercia mi richiamano sempre ad un momento di serena pace con il mio vissuto. Il perdono nonostante tutto.

Alvorge ci accoglie con la sua chiesa, le sue case che si alternano a stalle in pieno paese, il minimarket, il bar della piazza dove Victor ci aspetta per darci le indicazioni per l’Albergue Paroquial.

Scopriamo che due pellegrini spagnoli, con cane al seguito, sono già nell’accoglienza: Gregorio da Marbella e Anna da Andorra. Più Zeus, bau.

Inizia quel chiacchierare tipico del Cammino: ognuno parla la lingua che vuole e che sa, e tutti si capiscono comunque.

L’Albergue dos Peregrinos è semplice, ma ha tutto il necessario. A parte il riscaldamento, che qui manca spesso.

Dopo una doccia calda (…caldina…), torniamo a scaldarci e a far serata nel Cafè O Cruzeiro, da Victor, che con mille premure si prende cura di noi: l’ospitalità portoghese non si smentisce mai.

Merenda, aperitivo, cena e si torna in Albergue dove mi trasformo prontamente nell’omino Michelin e con due capi termici, due felpe di pile, doppie calze, un giubbino di piumino e infilata nel sacco a pelo, mi accingo a passare la notte. E che il cielo ce la mandi buona…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: