L’incanto del bosco delle favole.

“Troverai più nei boschi che nei libri.

Gli alberi e le rocce ti insegneranno cose che nessun maestro ti dirà”     

(San Bernardo di Chiaravalle)

A Zone, un paese nell’entroterra del Lago d’Iseo, in provincia di Brescia, esiste un luogo che sa prenderti per mano e restituirti l’incanto della fanciullezza, quando bastava una fiaba ad allargare gli occhi e il cuore: è il Bosco degli Gnomi.

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Opera, per grande parte, di Luigi Zatti, detto il “Rosso“, che con mani sapienti e pazienti ha saputo negli anni popolare di gnomi, folletti, fatine, animali di varia foggia e dimensione, il sentiero che da Zone (in località Goi de la Tromba-Polset) si inerpica lungo le pendici del monte Guglielmo (segnavia CAI 227) e che al bosco, che tanto amava, ha affidato la sua imperitura memoria.

“Scultore-contadino”, come lui stesso si definiva, il Rosso ha plasmato tronchi ancorati al terreno da robuste radici, aggiungendo negli anni nuove opere scolpite in legni di diverso colore e provenienza.

Lasciata l’auto nei pressi del cimitero di Zone, imbocchiamo via Monte Guglielmo, che dapprima si snoda tra le case del paese, poi si apre verso la montagna.

Alcune centinaia di metri e troviamo il cippo “a memoria di” e poco dopo inizia il percorso nel bosco.

Una delle prime sculture annuncia un percorso di 44 opere. Mi sono sembrate molte di più, ma confesso di non averle contate, inebriata com’ero da tanta bellezza, rapita dallo stupore, incantata dalla magia.

Si sale ripidamente nel bosco che si fa via via più fitto e popolato da sculture, alcune consumate dal tempo, ma tutte straordinarie.

La salita nel bosco é lungo un ampio sentiero, lastricato e sassoso, con pendenza che si fa da subito impegnativa.

Gli occhi non sanno stare fermi, è tutto un cercare, è tutto stupore.

Meraviglia e incanto ci accompagnano nell’ascesa.

Numerosi lungo il percorso sono i punti di ristoro attrezzati con panche e tavoli: un invito alla lentezza, alla sosta, ad assaporare con calma la salita, a sedersi ad ascoltare il bosco e le sue storie.

Raggiunta la fine del percorso, il sentiero prosegue con le indicazioni per il Monte Guglielmo e la Baita Palmarusso, che decidiamo di riservare ad una prossima giornata, essendo necessarie altre ore di cammino e un notevole dislivello da superare.

Ritorniamo sui nostri passi e prendiamo la deviazione per il Museo del Rosso.

Poche centinaia di metri ancora nel bosco, e subito dopo il panorama di apre.

Il Museo è un casolare in pietra, laboratorio ed esposizione, esempio di quanto una passione così bella possa riempire una vita intera.

Mi intrattengo con immenso piacere a parlare con Christian, che mi racconta la storia di come è nato il Bosco degli Gnomi per mano di suo suocero, delle difficoltà, dei sacrifici e dei progetti in corso e futuri.

Una gran bella persona, genuina. Un’accoglienza che mi fa desiderare di tornare. Una stretta di mano a suggellare la promessa.

Questo è un luogo in cui si vorrebbe restare. Perché è intriso di quella storia semplice, fatta di mani operose, di amore per il proprio lavoro e di ore spese a dialogare con la Natura, in cui ci si perde con gioia.

Uno scambio di contatti, e si riprende il cammino. Altre straordinarie sculture ci aspettano.

Approfittiamo di una zona ristoro per consumare il nostro pranzo e scendiamo poi al punto di partenza.

Grazie, Luigi Zatti.

Hai svelato l’anima del bosco, divenendo tu stesso essenza qui, nelle tue opere, che racchiudono la passione e l’amore per la natura.

Hai saputo dialogare con il legno, materia viva, fino ai tuoi ultimi giorni, che hai tenacemente vissuto. Fino ad un anno fa, quando alla Natura hai fatto ritorno: in questo Bosco la tua presenza è anelito di vita.

Grazie, Rosso di Zone.

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