“…e mi fondo con il cielo e con il fango”

Mi sveglio presto, e non è una novità. Le prime luci del mattino, il silenzio di una città che ancora non si è svegliata: adoro tutto ciò. Dalle finestre entra un’aria fresca, di temporale appena passato. Ci sono tutti gli ingredienti giusti per mettersi in cammino, su passi nuovi, verso nuovi cieli. Ho un’idea che mi balena in testa. E allora sia, oggi si sale.

Arrivo di primo mattino con l’auto ad Iseo (Brescia) e raggiungo l’imbarcadero Pontile 1, dove attendo il traghetto che mi porterà a Montisola (biglietto a/r €7).

Montisola é una montagna verde che emerge al centro del lago d’Iseo; assolutamente vietate le automobili, si presta ad essere visitata a piedi o in bicicletta (servizio di noleggio in più punti); é l’isola lacustre più grande d’Italia e più alta d’Europa, famosa per la produzione artigianale delle reti da pesca, per le sardine messe a seccare sugli archi di legno, per il salame a grana grossa (salame di Montisola), per l’olio extravergine di oliva e in tempi più recenti per il delirio del Floting Piers di Christo.

Oggi ha in sé la dimensione che cerco, perché, pur essendo un giorno festivo e consapevole che di norma quest’isoletta è presa d’assalto dai turisti, ho idea di dedicarmi ad un percorso fuori dai tracciati mondani. Com’è mio solito, d’altronde.

La traversata dura una mezz’ora, passando dapprima davanti all’Isola di San Paolo (privata) e facendo poi scalo a Sensole, per attraccare infine a Peschiera Maraglio, dove sbarco.

Isola di San Paolo
attracco a Peschiera Maraglio

Poco più avanti sulla destra trovo l’Ufficio del Turismo, dove prendo la cartina dei sentieri e chiedo alcune informazioni per raggiungere il Santuario della Madonna della Ceriola, posto proprio sulla sommità di Montisola, a 600 mt di altitudine. Lo si vede dal lago, un puntino lassù.

Decido di salire seguendo il sentiero 1, che inizia sotto il volto proprio a fianco dell’Ufficio turistico, e che si inerpica fin da subito tra le case del paese, lungo vicoletti a scale ripide.

Usciti dal paese, ci si immette sulla strada, che si attraversa, e subito dopo inizia il sentiero vero e proprio: sterrato, e via via sempre più ripido e roccioso man mano si avanza.

A tratti chiuso nel bosco fitto, ancora umido di pioggia, a tratti si apre in squarci di meravigliose vedute che tolgono il fiato.

La salita anche toglie il fiato! Alcuni passaggi a gradoni richiedono particolare attenzione per non scivolare, ma il panorama ripaga abbondantemente ogni metro fatto.

Vedute che aprono il cuore, una giornata serena, fresca, luminosa. Cosa chiedere di più?

Così canto…canticchio nella testa “io lo so che non sono sola anche quando sono sola…” Chissà perché certe canzoni compaiono sul pentagramma dei miei neuroni in determinati momenti…mai lo capirò.

Continuo a cantare sottovoce e continuo a salire. Supero una zona di ristoro attrezzata con tavolo e panche e la pendenza si fa più dolce. Il terreno cambia e da roccioso diventa morbido.

Il bosco fa spazio agli ulivi in un passaggio di testimone che porterà la Squadra della Natura a tagliare il traguardo con un pieno di bellezza da far quasi male agli occhi.

Mi raggiungono tre camminatori e l’incontro mi rincuora. Scambiamo due parole e condividiamo l’ultimo tratto insieme; arriviamo a Cure, piccolo borgo da cui si dipartono due sentieri per raggiungere il Santuario: uno più breve, che sale seguendo la via Crucis, e uno più lungo che, prima di addentrarsi nuovamente nel bosco, ci mostra lassù la nostra méta.

Scegliamo ancora una volta il bosco, anche se stavolta il sentiero è a fondo misto, a tratti cementato, a tratti ghiaioso o sterrato. E ci conduce fino alle porte del Santuario.

Il Santuario della Madonna della Ceriola occupa la sommità del monte, fu costruito nel XIII sec. e rifatto poi nel XVI sec. Fu la prima chiesa sul lago d’Iseo dedicata alla Madonna. Il nome Ceriola sembra derivare dal legno in cui è stata scolpita la statua della Madonna, un ceppo di cerro.

Visito l’interno, ritiro una preghiera, mi soffermo a lasciar correre lo sguardo sul panorama circostante: da quassù, a 360° è possibile vedere quasi tutti i paesi delle due sponde sebine, oltre alla Riserva Naturale delle Torbiere, la Franciacorta, il Monte Guglielmo.

interno del Santuario della Ceriola

Credo sempre più, e qui ne ho ulteriore conferma, che inebriarsi del creato sia la miglior forma di preghiera. Lontana dalla formalità, vicino all’essenza.

Nell’area ristoro adiacente al Santuario mi fermo per la pausa pranzo anticipata e per studiare la carta sentieri: decido di scendere a Cure lungo la Via Crucis e poi da lì con il sentiero 3 raggiungere Masse, Olzano, Novale e infine Carzano, caratteristico paese di pescatori, dove ogni cinque anni a settembre si svolge la festa di Santa Croce o festa dei fiori (di carta, realizzati rigorosamente a mano) con i quali gli abitanti addobbano tutte le vie.

Il percorso si presenta in dolce discesa, a tratti sterrato, ma per lo più lastricato. È di più facile percorrenza, molto piacevole ma sicuramente meno suggestivo rispetto al sentiero fatto in salita.

lungo la Via Crucis

inizio della Via Crucis verso il Santuario

A Carzano attendo il traghetto che mi riporterà ad Iseo, sonnecchiando indisturbata sotto la pensilina del pontile; qualche turista passa in bicicletta, un paio di canoisti fendono le onde quiete poco lontani dalla riva.

Arrivederci, Montisola bella.

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