“Cammino di Sant’Antonio: da Padova a Monselice (tappa 1) e variante verso Este”

GIORNO 1

Guardo fuori, con gli occhi piccoli per il sonno: la notte non ha ancora sollevato il suo manto, tutto appare sfocato, il quartiere dorme.

Inizio il mio cammino sull’uscio della casa che mi ha accolta in quel di Verona, con le mie idee balzane e i miei progetti in equilibrio folle.

Un bus vuoto e freddo mi porta alla stazione dei treni, da qui arrivo a Padova e con il tram raggiungo la Basilica del Santo.

Timbro la mia credenziale (Ufficio Informazioni, all’entrata del chiostro della Magnolia, orari 9-13 14-18), mi sistemo lo zaino in spalle e inizio ad attraversare la città, diretta verso sud-ovest.

Prato della Valle è chiusa nella sua vastità da una distesa di bancarelle del mercato settimanale; l’aria è fresca, ma il sole inizia a far capolino e illumina la giornata.

Quasi senza accorgermene, seguendo le frecce gialle su fondo marrone della segnaletica del cammino, arrivo sull’argine del canale Piovego, noto come Passeggiata Camilotti. Attraverso il Ponte pedonale Goito e procedo lungo l’argine destro.

Più avanti un altro ponte, stavolta bianco e dalle linee che mi ricordano le ardite opere di Calatrava, mi porta verso il sentiero ciclopedonale che corre lungo l’argine del Canale Battaglia.

Bellissimo tragitto, sempre vicino all’acqua, in un alternarsi di tratti asfaltati, strade bianche e sterrati; ogni tanto un casale, ogni altro una villa veneta.

Nel territorio di Montegrotto, fa bella mostra di sé il Castello del Catajo (apertura per visite martedì, giovedì, venerdì e domenica 14:30/15-18:30/19 http://www.castellodelcatajo.it chiuso a dicembre): fatto costruire dalla famiglia Obizzi nel 1570 è considerato la reggia dei Colli Euganei, residenza-fortezza con 350 stanze che nascondono storie d’altri tempi: si narra infatti che qui Lucrezia degli Obizzi venne uccisa da uno  spasimante respinto, e che la sua anima continui a vagare nelle stanze. Allungo il passo…non amo le storie di terrore e sangue, tantomeno quelle di spiriti vaganti.

Arrivo a Battaglia Terme, porta del Parco dei Colli Euganei, piccolo paese che si allunga sulle rive del Canale Battaglia; siamo in periodo natalizio e sull’acqua fa bella mostra di sé il presepe galleggiante, con figure della realtà contadina magistralmente dotate di meccanismo che consente il movimento (la lavandaia che lava i panni, il falegname che sega il legno, l’arrotino, il calzolaio…).

Con pochi passi si esce dal paese, la strada si fa nuovamente bianca, prende il nome di Passeggiata dei Selvatico e costeggiando il canale Bisatto mi porterà, in un drittone di 6 km, fino al ponte medioevale di accesso a Monselice. Di fronte a me, laggiù in fondo, riesco già a scorgere il Mastio Federiciano con il suo torrione. Arrivo!

Le Mura Carraresi mi accolgono alla fine dello sterrato e mi guidano verso il centro di questa splendida cittadina: piazza Mazzini con la Torre Civica dell’Orologio, la Chiesa di San Paolo (oggi museo), di fronte alla quale all’ufficio informazioni timbro la credenziale; il Castello, fortezza medioevale visitabile, la Pieve di Santa Giusta, la Porta Romana che dà accesso all’area sacra del Santuario Giubilare delle Sette Chiese, e più sotto, verso la zona bassa di Monselice, la Chiesa di San Tommaso, la Chiesa di San Martino e il Convento di San Giacomo.

A Monselice c’è molto da visitare e mi ripropongo di tornare da turista; ora mi aspetta il B&B Due Mori presso cui ho riservato una camera semplice ma fornita di tutto, e, tra l’altro, molto ben riscaldata, silenziosa e pulita. Riposo e cena, pronta l’indomani a ripartire per Este.

GIORNO 2

La giornata è fredda, manca il sole, la natura tutto intorno è coperta da brina, ma oggi cammino in compagnia e questo, a suo modo, scalda il cuore e i passi.

Si esce da Monselice passando davanti al Duomo Nuovo e alla Chiesa e Convento di San Giacomo, quest’ultimo edificato nel 1162 per dare accoglienza ai pellegrini e ai poveri di passaggio; fu dedicato, a buona ragione, all’apostolo patrono dei pellegrini, il cui culto è diffusissimo.

Seguendo sempre l’ottima segnaletica, prendiamo la strada di fronte al Convento e ci portiamo sull’argine del Canale Bisatto che seguiremo per 8 km fino all’ingresso ad Este.

Nella Basilica Santuario di Santa Maria delle Grazie, ci fermiamo e, atteso il termine della funzione domenicale, ricevo dal Don il timbro di passaggio, insieme a immaginette, libretti del rosario, un libro-guida sulla storia e l’arte nella Chiesa e da ultima, ma non meno importante, la benedizione e il “Buon cammino!”.

Dopo un gustoso pranzo, attraversiamo piazza Maggiore, usciamo da Porta Vecchia, splendida torre con orologio, e di fronte a noi si apre l’accesso al Castello ed ai suoi giardini. Tutto merita nuovamente una visita, magari in primavera, per godersi le zone all’aperto con maggiore piacere.

Si prosegue verso la stazione ferroviaria, da dove prendiamo il treno che ci riporterà verso casa.

Oggi il cammino termina qui. Inizia a scendere qualche piccolo fiocco di neve.

Tanta bellezza e la gioia dei passi condivisi. A presto.

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