Cammino inglese per Santiago, tappa 7: “Pura gioia”

14 Agosto, 2016 – (da Sigueiro a Santiago)

La giornata si apre con i soliti rituali e con la consapevolezza che sarà l’ultima volta (almeno fino al prossimo cammino…): arnica gel, vaselina sui piedi, le calze indossate con meticolosa cura affinché non si creino grinze. A seguire tutto il resto, fino all’abbraccio finale del mio ineguagliabile compagno di viaggio: lo zaino. Due parole le vorrei spendere…perché se al mattino ci mettiamo almeno un’ora buona a trovare la nostra sintonia perfetta per abituarci l’una all’altro, poi diventiamo quasi un unica massa che si sposta insieme sempre. In un lungo abbraccio fino a sera. Hai fatto un ottimo lavoro, amico mio.

La partenza da Sigüeiro è ovattata da una nebbia che non mi aspettavo, e la brina disegna collane di perle sulle ragnatele e su foglie e fiori. 

Arriva quasi subito il primo bosco, e si sente solo gocciolare umidità dai rami. Mi godo il profumo del bosco bagnato, che oggi mi richiama salvia e vaniglia.

Cammino sola, finché vengo raggiunta e sorpassata, come solito, dai cari Dino & Sauro. Due chiacchiere per spezzare la salita e “adiós!”.

Lunghi tratti di bosco immerso in una nebbiolina che pian piano si dirada, e arrivo al mojón che per la prima volta porta scritti i km mancanti: la méta si avvicina e l’emozione inizia a farsi sentire. Non sembra vero, eppure sono qui. Quasi ci siamo.

Attraverso un ultimo spettacolare bosco incantato, risalgo un costone e sbuco in una zona industriale: sono alla periferia di Santiago.

Me la prendo comoda oggi, più del solito. Ho tempo, e mi fermo in pausa seduta su una bisarca parcheggiata a bordo strada. Ha un bellissimo colore rosso. Mi piace. 

Riparto e questi ultimi km in mezzo a capannoni di smistamento merci sembrano non finire mai.

Scendo verso la città, inizio a vedere case, parchi, gente che cammina come in una domenica qualunque. Perdo le frecce, ma ormai sono qui e seguo le guglie della Cattedrale che vedo in lontananza.

L’emozione sale e arrivo in Plaza Obradoiro piangendo di gioia. 

Non sono l’unica, e anche questo rende il Cammino così magico. Ci si sente parte di un tutto più grande di noi.

Difficile spiegare a parole.

Va vissuto.

Chi ha camminato in questa Piazza alla fine del Cammino, comprende bene cosa intendo.

A tutti gli altri auguro di cuore di poterlo fare un giorno nella loro vita. Il Cammino allarga il cuore.

Mi asciugo le lacrime (ma quanto ho pianto?!!?), chiamo casa e mi avvio a ritirare la mia Compostela, quale attestato del Cammino compiuto.

Incrocio di nuovo Dino & Sauro e ci abbracciamo felici, gli occhi luccicano…non solo i miei.

Ce l’abbiamo fatta!! Ultreya. E Suseya!!

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