Cammino inglese per Santiago, tappa 3: “E’ lei”

10 Agosto, 2016 – (da Cabanas a Minho)

Riparto da Cabanas alle prime luci, ma sempre troppo tardi rispetto al mio risveglio. In fin dei conti, la Galizia sta lì sopra il Portogallo, quasi a farle da cappello. Doña Letizia, por favor, intercedi presso il tuo Reale Marito e trovate il modo di 1) cambiare il fuso orario a questo spicchio di España oppure 2) cedere direttamente la Galizia al Portugal (ipotesi che mi gusta di più, visto che aggiungerei un tassello ad un paese che già amo. E la Galizia per me è stata una scoperta in tutti i sensi: meravigliosa.)

Procedo.
Pontedeume è al di là del fiume e al chiarore dell’alba, vista dal ponte, è di una bellezza da togliere il fiato. 

Mi misuro da subito con un bel tratto in salita, che mi porta sopra la città, e mi idrato con mezzo litro di magico intruglio. Qui niente koala, ma un tripudio di fiori, dai colori accesi (o forse è merito del beverone…mi resterà sempre il dubbio…). Non ho mai visto cespugli così rigogliosi di ortensie blu, giganti, ovunque. E infinite bordure di sassifraghe: piacevano tanto alla mia mamma. “Sono fiori semplici, non hanno bisogno di nulla”, diceva.

Segnali lungo il cammino. Lei è qui. Con me.

La salita di primo mattino mi mette a dura prova, ma ecco…la strada si spiana e arriva il bosco. Con il suo inconfondibile profumo di eucalipto, gli alti fusti dritti, un tappeto di cortecce ad attutire i passi. Solo io.

Oggi mi sento dolcemente malinconica, di quella malinconia buona che ti apre il cuore e gli occhi, e ti guardi intorno ed è tutto stupore.
Arrivo alla prima fonte, dove una pellegrina siede in solitaria contemplazione.
Ci salutiamo, come qui tutti si salutano: “Hola! Buen camino” e passo oltre. Per la prima volta mi lascio dietro qualcuno (di solito mi sorpassano tutti), ma sento che anche lei riparte. Teniamo la giusta distanza che ci permette di non disturbare i nostri pensieri, ma allo stesso tempo di non saperci sole. È una bella sensazione, anche per un’orsa solitaria come me. Più avanti scambio due parole con una coppia di sessantenni che arrivano dagli Stati Uniti d’America e il passo di chi ha attraversato tutto il Wyoming a piedi almeno 10 volte nella vita. Hanno tutta la mia stima, e ovviamente passano e vanno.

Giornata di cielo coperto, l’aria è frizzantina, comincia anche a piovigginare: metto al riparo lo zaino e io mi godo le gocce sul viso.
Eucalipti, querce, betulle, rovi, rose selvatiche, felci…i boschi si alternano a tratti in aperta campagna, e qui in mezzo al nulla sbuca anche un Golf Club. Sono quasi arrivata a Miño.

Le prime case, qualche auto e il sole che torna. Decido di fermarmi qui per oggi, tappa breve. Ho bisogno di vivermi i luoghi che attraverso: sono una viaggiatrice, più che una pellegrina. Vedo chi cammina di buona lena, quasi per raggiungere un traguardo in tempi record, e penso a malincuore che si perdono proprio il senso di questo cammino. “Il Cammino è nel cammino”: ho letto questa frase più di una volta in questi mesi di “preparazione mentale”, ma solo qui se ne coglie appieno il significato. In fin dei conti, non è importante dove sto andando ma tutto ciò che raccolgo lungo la strada.

Arrivo al paese, timbro la credencial in un bar dove il gestore mi chiede se sono portoghese: mi avesse detto che assomiglio a Gisele Bundchen non mi avrebbe resa altrettanto felice. D’altro canto il mio spagnolo fa acqua da ogni dove…ma va bene così.
Inizio a cercare un giaciglio per la notte: c’è un Hostal con un numero di telefono affisso sulla porta, mi faccio coraggio e con il mio ispano-anglo-italiano riesco a condurre un abbozzo di conversazione con una signora che dopo alcuni minuti mi chiede se io sono lì fuori e mi apre la porta. L’Hostal è tutto prenotato, tantissimi pellegrini quest’anno (dove non so…io non li vedo lungo il cammino…forse vanno con il bus!), ma la sua gentilezza va oltre le mie aspettative e si prodiga in una telefonata a un chico amico suo finché mi trova un posto libero. Indicazioni alla mano, mi avvio. Salvo, dopo 10 minuti, doverle ritelefonare perché non trovo la via: chiedo l’indirizzo, che nemmeno lei sa. Capisco che “é una strada grande, una carreira”. Mi armo di pazienza e trovo una grande strada e finalmente l’Hostal. Bello, pulito, un prezzo ridicolo (da noi in Italia a questo prezzo…posti loschi…va beh).

Doccia, riposo ed esco in perlustrazione. Pochi km e mi si apre una spiaggia che è un incanto. 

La bassa marea vistosamente mette in mostra conchiglie di ogni forma. Ed è lì che dopo pochi passi la vedo: è lei, la mia conchiglia, la zamburiña oceanica.

Di fronte a questo cielo, davanti a questo mare, piena di tanta bellezza…non c’è proprio altro da dire.

Ultreya cuore mio, la strada è quella giusta.

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