Cammino inglese per Santiago, tappa 2: “Potina la zanzarina e altre storie”

9 Agosto, 2016 – (da Neda a Cabanas)

Mi sveglio che c’è ancora buio (solito problema dell’ovest selvaggio…), dopo aver discusso a più riprese con Potina.
Potina è (era) una zanzara insonne di lignaggio bresciano fess fess, che, fedele fino all’ultimo alla mia pelle, ha pensato bene di imbarcarsi nello zaino alla partenza e fare il cammino con me. Era con me a La Coruña, a Ferrol, anche qui a Neda!!!

Pota no, eh! Potina così non si fa! Stamattina presto abbiamo chiuso definitivamente la nostra relazione. Pace alla zzzz animazzzzz sua.

Mi siedo sul letto e aspetto che albeggi per poter partire. Da sola al buio non è saggia scelta.

Inganno il tempo facendo un bel discorsetto a quei due tronchi che mi ritrovo al posto delle gambe e per oggi concordiamo una tappa breve, con premio finale; qualche minuto di stretching per allungare i muscoli (con pose plastiche che neanche il David di Donatello!), crema di Arnica di qua, vaselina di là, faccio colazione con l’ennesima banana, una manciata di mandorle e qualche pezzetto di zenzero candito.

Dalla finestra inizio a distinguere il profilo del ponte: pronta, via!
Il primo tratto in uscita da Neda è un piacevole camminamento che alterna passatoie in legno lungo il fiume e sterrati tranquilli.
Tic tac tic tac: il rumore dei bastoncini da trekking mi accompagna e mi tornerà utile come forma di ipnosi più avanti, nei famosi boschi di eucalipti.

Il casco vejo di Neda è un susseguirsi di casette modeste, alcune abbandonate, ma con quel fascino dei tempi antichi.

Trovo un bar aperto e aggiungo nel mio stomaco café con leche e un paio di simil-plumcake, confezionati il secolo scorso.
Ma con il cibo, si sa, io sono di bocca buona.
Timbro la credencial e proseguo il cammino, uscendo dal centro abitato con una leggera salita, che si fa poi via via più ripida lungo il “camino del Murallón”.

Tra casette e casucce, pensieri e respiri, arrivo a Fene: pausa acqua, timbro al Concello e si va.

Ecco comparire i primi tratti di bosco di eucalipti: ne sento il profumo portato dal vento che oggi soffia quasi come me.

Alterno sentieri nel bosco, falsopiani, discese, strade da attraversare e per ingannare la fatica metto in fila le lettere dell’alfabeto al contrario (anche quello inglese, suvvia, oggi mi voglio superare!) e ripasso la tabellina dell’8.

È proprio vero: il cammino ti aggancia a cose semplici (dicono che la prognosi poi non sia così male, anzi…). Tra salite e discese, tic tac tic tac, si fa ora di pranzo: approfitto del porticato di una casa in costruzione e riesco pure a cucinarmi qualcosa. Estraggo dallo zaino l’ultima banana della giornata e…ualá! banana in purea tiepida con contorno di anacardi.

Riprendo a scendere e ringrazio i miei bastoncini che scaricano parte del peso dalle mie ginocchia.
Sudo-bevo-risudo-ribevo. Monotona la vita del pellegrino sotto il sole.
Sudare è un eufemismo. Credo di avere un collegamento diretto con un rubinetto di acqua tiepida da qualche parte.

Finalmente…visione! Intravedo in lontananza la spiaggia di Cabanas e negli occhi mi lampeggia la stessa luce che doveva avere il marinaio di Cristoforo Colombo che per primo gridò “terra! terra!”

Trovo un Hostal, meno bello di quello di ieri, ma ho una stanza singola con bagno vista spiaggia. Avevo promesso un premio alle mie gambotte: tempo di una doccia, un pisolino, e le porto in spiaggia a camminare tra sabbia e acqua fresca. Un incanto.

Buen camino…hasta luego! (nel frattempo, oltre a ripassi grammaticali e di tabelline, ho vistosamente potenziato il mio vocabolario di spagnolo: adesso azzardo anche un meritato… buenas noches.)

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