Tappa 12_Cammino Portoghese: “Πάντα ρει…and walking in the rain”

L’acqua è stata il filo conduttore della meravigliosa tappa di oggi, da Armenteira a Vilanova de Arousa.

Il Cammino riparte imboccando la Ruta da Pedra e da Água, un sentiero che, seguendo il torrente Armenteira, mi accompagna per due ore in un fitto bosco.

Cascatelle, piccole raccolte d’acqua, 33 resti più o meno ben mantenuti di vecchi mulini, sistemi antichi di convogliamento delle acque: un percorso bellissimo, rivalutato e risistemato da alcuni anni ed entrato di diritto nella Variante Espiritual, tratta che da sola vale tutto il Cammino Portoghese in quanto a bellezza ed a senso di intima unione con la Natura.

A parte due parole con la signora Celeste, pellegrina italiana, sono sola per tutto il tragitto ed ho modo di fare le mie riflessioni.

In questo posto che sa di magia e di folletti, viene naturale pensare alle numerose “coincidenze” della vita, e che coincidenze non sono mai.

Ho persone nel mio vissuto, capitate “per caso”, con le quali si è creata fin da subito quella sintonia incredibile che si realizza poche volte. Un tempo mi piaceva chiamarla “assonanza emotiva”: un pensare in sintonia, un sentirsi vibrare come corde in armonia sullo stesso strumento, anche a distanza di spazio e tempo. Oggi, complice il rumore dell’acqua che scorre, pensavo che ci deve essere altro. Perché se è vero che tutto scorre, πάντα ρει, e l’acqua che ora lambisce la sponda non tornerà mai più nello stesso punto, è anche vero che, con il ciclo dell’acqua, è destinata ad arrivare al suo lago o al suo mare, a risalire in cielo evaporando ed a ridiscendere come pioggia.

Ma questo è possibile solo per l’acqua?

O, come sosteneva Antoine de Lavoisier “Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”?

Quindi anche noi, fatti di materia, seguiamo questo postulato?

Io credo di sì.

Ho sempre pensato ad un filo invisibile, che lega e collega le persone, non solo nel tempo vissuto ma anche in quelli passato e futuro. L’esistenza di altre vite, tutte quante dentro ciascuno di noi; l’essersi già incontrati, già vissuti; l’arrivare, come acqua, al nostro ultimo mare e poi ricominciare il giro in un cerchio perfetto.

L’ambiente che mi circonda aiuta i pensieri e crea una sorta di stordimento di fronte a tale bellezza che commuove.

Questo bosco mi fa stare bene, mi trasmette tanta energia positiva e le gambe vanno decise. Inizia a piovere quando arrivo al termine della Ruta de Pedra e de Água. Sono ottimista: spero solo in due gocce passeggere e mi attrezzo con un cappombrello. 

Il mio ottimismo resta anche quando Giove Pluvio rincara la dose; mi diverte questa dimensione del Cammino, per me nuova. Camminare sotto la pioggia bardata come un palombaro è faticoso, ma allo stesso tempo bellissimo. Ho il viso bagnato e gli occhiali appannati dalla condensa, ma questo non mi impedisce di procedere comunque con lentezza e fermarmi a guardare ciò che mi circonda. Me lo sto proprio gustando a 5 sensi questo Cammino!

Un cartello mi avvisa che per l’Albergue di Vilanova de Arousa mancano ancora 16 km, che si riveleranno essere poi un bel po’ di più, come al solito. Le distanze sono sempre approssimative; sui cartelli stradali automobilistici noto che non sono quasi mai segnate…ci sarà un perché.

Proseguo lungo la Ruta del Río Umia e, attraversando ponti da una riva all’altra, giungo a Pontearnelas, altre manciate di case in paesini anonimi e davanti a me si apre la spiaggia. La pioggia mi dà un attimo di tregua, la signora Consolación (nome di fantasia, che ha il suo perché) no: mi intercetta mentre scendo sul lungo fiume e mi accompagna per un bel tratto: vuole sapere da dove vengo, perché viaggio sola, se ho un marito, non crede che arrivo camminando da Porto. “Da Porto? Andando?? Noooo, no creo, no creo”, continua a ripetere. Mi racconta di suo marito che è sempre al bar e lei evidentemente si consola così, chiacchierando con chi passa. Da qui il nome che le do: Consolación. 

La spiaggia mi fa compagnia, e in una giornata così grigia la apprezzo ancor di più: intima, malinconica, solitaria.

Arrivo a Vilanova de Arousa a passo lento lento, i piedi mi dolgono, anche oggi i km sono stati tanti.

All’Albergue dos Peregrinos, ricavato al piano superiore di un Palazzetto Deportivo, ritrovo Laura, con la quale, dopo il dovuto riposo andiamo alla scoperta delle bellezze della cittadina: nessuna, tranne una Casa Museo di uno scrittore a me sconosciuto ed evidentemente motivo d’orgoglio per i suoi concittadini.

La cena, seppur nella sua semplicità, chiude una giornata davvero ricca; una di quelle giornate in cui non puoi non pensare che, sì, la vita è un soffio, ma noi su questa terra siamo acqua verso il mare.

Un cerchio perfetto.

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