Tappa 5_Cammino Portoghese: “Io e Gabriel”

La tappa di oggi è un invito alla riflessione: è una di quelle tappe in cui parli da sola, ti fai le domande e ti dai anche le risposte, complice un tragitto tra boschi e campi e pochi pellegrini; il silenzio è per me un invito a far girare i neuroni.

Mi trovo a sorridere da sola: una giornata meravigliosa!
Questa notte ha piovuto tanto e il bosco è inzuppato e pieno di profumi.

Penso al grande Gabriel e a quanto abbia azzeccato il titolo di un suo libro, letto anni fa: “Vivere per raccontarla” (Gabriel García Márquez).
Scrisse: “La vita non è quella che si é vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda”.
Oggi, camminando tra me e me, pensavo a questo: io nel mio piccolo, la vivo e la scrivo.
Scrivo per ricordare, prima di tutto a me stessa, perché il tempo è inclemente e annebbia i ricordi. E allora c’è bisogno di fotografarli, ma ancor di più di raccontarli.  E già mi vedo, “vecchietta”, a leggere e rileggere le note a piè di pagina della mia vita.
Avrò da che tenermi compagnia.
E poi c’è quest’idea: che resta nostro solo ciò che abbiamo donato, e qui sul Cammino si percepisce chiaro il messaggio.
Ieri facevo una riflessione con un’altra pellegrina: la gratitudine è un cerchio perfetto. Ed è così davvero: se aiuto te, in qualsiasi modo, e tu poi restituisci l’aiuto a qualcun altro, in questa maniera insieme seminiamo del buono.
Certo, qui è più semplice; nella vita di tutti i giorni si fa più fatica, ma è possibile.

Procedo sui miei passi e ad Albergaría trovo tracce di Santiago: una piccola rappresentazione in azulejos che ha, in quelle pietre attorno posate in equilibrio, tutta la forza del Cammino.

Mi soffermo a pensare alle mie pietre interiori e ne poso una raccolta a terra, insieme ad una lacrima che lascio asciugare al sole.

Piccoli borghi rurali si susseguono: Anta, Pereira (Pereira c’è ovunque qui in Portogallo!), Paço, Pedrosa, Barros.

D’improvviso mi appare il Rio Lima, in tutta la sua maestosità, e lo seguo fino a superare la Cappella di Nossa Senhora das Neves e il ponte in pietra che mi porterà all’Albergue municipale dei Pellegrini, meta di oggi.

Lascio lo zaino in fila e gironzolo nei dintorni, scendendo verso il fiume dove un bel giardino all’italiana mi dà ristoro.

È qui che incontro Joaquim, il “regalo” di oggi: una bella persona, con la quale chiacchiero finalmente nel mio zoppicante portoghese.
Parliamo di antichi romani e Lambretta, tram elettrici e Angola, e mi racconta la storia di Ponte de Lima e del suo Rio, il fiume dell’oblío.
Si narra infatti, che le legioni del Console romano Bruto si rifiutarono di attraversare il ponte, convinte che questo fosse il fiume Lete, capace di cancellare ogni ricordo a chi si fosse calato nelle sue acque.
Bruto dovette personalmente afferrare il vessillo e immergersi lui stesso e, approdato sulla riva opposta, gridare il nome dei suoi legionari per dimostrare che la sua memoria era rimasta intatta.
Tra storia e leggende portoghesi e aneddoti di vita, che hanno portato Joaquim da Braga, sua città natale, a trasferirsi qui a Ponte de Lima, il tempo scorre senza nemmeno accorgersi.
È ora di pranzo e ci salutiamo con una stretta di mano e la foto ricordo.
Il popolo portoghese è un popolo accogliente ed amabile, questo l’ho sempre detto. Joaquim non fa eccezione.
“Obrigada, Joaquim”.

L’ostello dei pellegrini è appena dopo il ponte, in una piazzetta centrale fuori dal traffico.

Quando apre, inizia la processione in fila indiana, la registrazione a uno a uno e l’assegnazione dei letti.

Ho il numero 9, al secondo piano, in una camerata mansardata da 18 posti: bella, in legno, essenziale, c’è tutto ciò che serve per questa notte.

Non avrei mai pensato, anni fa, che mi sarei trovata a condividere spazi di questo tipo: io che nemmeno mai sono andata in colonia, né al campo-scout!
E invece…alla soglia dei quasi 50 anni ho sentito la necessità di seguire la mia voglia di essenzialità. Ed eccomi qui, in una cittadina in Portogallo, stesa su un materasso gommato, a guardare le travi in legno.

Essenziale. Anzi, di più: davvero arricchente.
Domani tappa faticosa su terreno sconnesso, ma ce la farò.
Santiago è sempre un po’ meno lontano.
Io sono sempre un po’ più vicina.
A me stessa.

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