Tappa 4_Cammino Portoghese: “La dimora del tempo sospeso”

La partenza di oggi è ritardata dall’apertura del bar per la colazione: 7:30, davvero troppo tardi, ma non si può fare altrimenti. Quindi mi armo di pazienza e faccio passare un paio d’ore dal momento del mio risveglio a quando darò  mangime al mio stomaco.

Saluto Barcelos e il suo Gallo e mi metto in strada di buon passo.
Uscire da una città come Barcelos richiede un’ora di cammino, ma è una periferia tranquilla. Qualche bus e auto di gente che va al lavoro o porta i figli a scuola: oggi è lunedì, ma sul Cammino tutto si azzera. Non c’è giorno, né ora: i ritmi si susseguono uguali, mangio quando sento fame, mi fermo quando sono stanca.
Si alternano tratti di asfalto, ciottolato, sterrato, campi di mais, vigneti, boschi. Il paesaggio è vario, e lungo la strada numerose sono le chiese e i cruzeiros che si incontrano.

Il cammino portoghese per Santiago è molto ben tracciato, almeno da Porto in su: non c’è pericolo di sbagliare, e la guida  non serve quasi mai, se non per qualche notizia storica o di curiosità.

Il bosco che porta a São Pedro de Fins ha il profumo dolciastro dei fiori di acacia.

Arrivata alla fonte Ferreirinha, che dal nome sarà ricca di ferro, colgo il trifoglio più grande mai visto, e procedo su sterrato.

Stamattina il sole non lascia tregua, non c’è vento ed anche se è ancora presto, il calore insieme al peso dello zaino si fanno sentire. 10 kg sono sempre troppi.
A São Pedro de Fins scambio due parole con una pellegrina brasiliana, molto affaticata, e con un pellegrino spagnolo che mi racconta di aver percorso il cammino francese suddiviso in 4 anni, quello del Nord in altrettanti, la Via della Plata in altri 4, ed ora è qui: praticamente sono almeno 13 anni che cammina e dal passo credo non si fermerà più.

Dopo Tamel inizia la salita che mi porterà all’Alto da Portela e alla sua cappella, il punto di maggior dislivello di oggi, comunque modesto.

Lascio Aborim e Balugães alle mie spalle e procedo fino a Vitorino dos Piães, dove trovo posto a Casa Fernanda: un’accoglienza per i pellegrini che funziona a donativo, ossia ognuno lascia quello che desidera.

Senhora Fernanda è una giovane hospitalera che da anni ha aperto la sua casa ai pellegrini di passaggio: 10 posti letto ufficiali e convenzionali, più alcuni ricavati in angoli del giardino.

All’occorrenza mi dicono che estragga dal suo cilindro magico anche delle tende da montare un giardino.

Sono in questo casale in mezzo alla campagna, un grande orto, 5 cani, capeggiati dalla bruna Emma, che girano liberi e accolgono anch’essi i pellegrini che arrivano…c’è un grande senso di condivisione.

La mia vicina di letto é Leen, una Coreana in cammino con il marito dal nome impronunciabile (suona Woo, ma solo San Giacomo può sapere come si scrive!); poi le immancabili tedesche – ritrovo qui anche la teutonica Ingrid – americani, francesi, un anziano con la barba bianca che sembra Babbo Natale, 6 portoghesi in arrivo. Sembra tutto così surreale…così impossibile riuscire a comunicare comunque tra noi tutti quanti. Eppure succede. Da un momento all’altro mi aspetto che sbuchi da dietro una pianta qualcuno vestito in modo vintage con un picchetto con scritto “Mettete dei fiori nei vostri cannoni”.

A vivere qui ci si dimentica del mondo là fuori. Le notizie, per lo più brutte, mi arrivano a gocce.

La cena comunitaria é una felice baraonda di culture, lingue, età diverse. Fernanda è una cuoca eccezionale e mangiamo un’infinitá di cibi tipici portoghesi, annaffiati a volontà da vinho tinto, vinho verde, vinho de morango, vin porto branco, vin porto tawny…e non so più che altra bontà.

Fuori è buio, il tempo è cambiato; se non fosse freddo, sono certa ci sarebbero le lucciole. Questo è proprio un posto dove nelle notti d’estate ti aspetti di vederle accendere il loro lumicino. Silenziose. E le cicale. Sì…devono esserci anche loro.

Intanto mi passano nella mente le mie sere da bambina, in giardino, quando ancora c’erano lucciole e cicale.

“Bambini in casa! É ora di andare a dormire”.

“Buonanotte, mamma” “Buonanotte”

…buonanotte, mamma…

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