Tappa 3_Cammino Portoghese: “Um, dois, três…Barcelos!”

La notte è trascorsa tranquilla e relativamente silenziosa, nonostante Stanislav, già ieri sera a cena, ci avesse messo in guardia sulla sua arte russatoria. Arte che, in Polonia prima e in Gemania poi, gli valse anni addietro il premio di “Miglior russatore seriale del secolo”.

Ci salutiamo una prima volta, sapendo di reincontrarci poi lungo il Cammino, tra soste-colazione e pause-riposo.

L’uscita da Pedra Furada abbandona quasi subito la strada e mi immerge in un bosco: il miglior risveglio. Un profumo misto di eucalipti e umidità della natura mi allarga le narici.

C’è un non so che di inebriante nel camminare in questi luoghi, non intendo nello specifico qui ora, ma in senso più ampio lungo tutto il Cammino, lungo tutti i Cammini per Santiago. Non è facile spiegare a chi non l’ha vissuto, e chi l’ha vissuto non ha bisogno di spiegazioni.

È molto simile alla gioia che si prova da bambini, quella gioia semplice che ognuno di noi può pescare nei propri ricordi, quella che accompagna l’aprire un regalo inatteso: ecco, quello stesso luccichio negli occhi.

Chi mi conosce bene, ed è caro al mio cuore, l’ha chiamata “faccia da Goito”. Un epiteto nato così per caso, durante una camminata in solitaria lungo la Via Postumia da Goito a Mantova; dopo mesi di sguardi un po’ spenti e pensieri pesanti senza quella luce negli occhi, la luce è ricomparsa proprio in quell’occasione…chissà perché… E da lì il nome: faccia da Goito. Ecco, oggi al mio arrivo a Barcelos ho proprio quella faccia lì.

Barcelos, splendida cittadina, mi accoglie con il suo ponte romano e già in lontananza si colora di bandiere e stendardi; pur non voluto, arrivo qui giusto nei giorni del rinomato festival medievale: Barcelos Cidade Medieval.

Quattro giorni di grandi festeggiamenti a tema, con parate in costume dell’epoca, sbandieratori, musicanti, tornei di cavalli e cavalieri, esibizioni di mestieri dal sapore antico e rievocazioni di battaglie storiche.

Non che l’argomento mi entusiasmi particolarmente, ma mi lascio travolgere dallo spirito della città e provo anch’io, nel mio piccolo, a sentirmi parte di questo palcoscenico. Mi specchio nelle vetrine e mi piaccio; soprattutto, mi diverto. Sa di leggerezza buona, tutto ciò. E mi fa stare così bene!

Incontro il primo pellegrino italiano da quando sono sul Cammino: si chiama Giovanni ed è partito da Lisbona.

Ci raccontiamo le reciproche esperienze di passi in corso e passi remoti.

Il pellegrino in generale è l’unica persona che non si stancherà mai di ascoltarti raccontare del Cammino; l’unica che non si annoierá mai, nemmeno fosse la centesima volta che sente le stesse cose.

Ci ragguagliamo sulle rispettive tabelle di marcia, ci scattiamo qualche foto l’un l’altro, pranziamo in un parco sotto il sole meraviglioso di questa giornata ventilata, si chiacchiera e infine ci si saluta con una stretta di mano e un “bom caminho, peregrino”.

Gli amici conosciuti sul Cammino sono amici per sempre, anche se soltanto per poco; sembra un paradosso, ma è proprio così: un “per poco” che resta “per sempre”.

Girovago ancora per qualche ora per il centro di Barcelos, mi perdo volentieri tra i banchetti di specialità locali (che non posso fare a meno di assaggiare) e vado a salutare O Galo.

Barcelos é nota per il famoso Gallo, diventato poi simbolo di tutto il Portogallo.

La leggenda narra che un pellegrino galiziano in viaggio verso Santiago venisse qui accusato di furto e condannato all’impiccagione. Dichiaratosi innocente chiese per l’ultima volta di essere condotto dinanzi al giudice, che era a pranzo. “È così vero che sono innocente – disse a gran voce il pellegrino – che se sarò impiccato, questo gallo canterà”. Il gallo cantò in quel mentre e il giudice graziò il pellegrino, che andò fino a Santiago e di ritorno fece costruire proprio a Barcelos un monumento in onore del gallo che gli salvò la vita.
Ogni volta che vengo in Portogallo, c’è un galletto di diversa misura che mi segue in Italia. E questa non è una leggenda.

Pian piano mi porto verso il mio Albergue. Oggi mi concedo una camera singola, anche se in verità, il vero regalo sul Cammino è la condivisione: di spazi, di tempo, di chiacchiere, di vita e anche di silenzi.

Bisogna provare l’assenza, per dare valore alla presenza: niente di più vero.

All’Albergue ritrovo Ingrid, compare di cena la sera prima. E mi viene da cantarle Battisti…”Ancora tu? Non mi sorprende lo sai. Ancora tu? Ma non dovevamo vederci più? “. Poi penso che tradurlo in inglese o tedesco (Ingrid è teutonica in tutto, aspetto compreso), richiede troppo tempo, lei non capirebbe, penserebbe “Italiani strana gente” e allora desisto dall’impresa.

Il tempo di un riposino e sono già fuori: Barcelos Cidade Medieval si popola di alchimisti e curanderi, tende misteriose in cui ti leggono il futuro in palmo di mano, profumi nell’aria che sanno di magia, fuochi che illuminano una notte che qui arriva sempre tardi.

Un cammino, due occhi da riempire di tanta bellezza, tre passi.

Un, due, tre: Barcelos!

E domani – Rossella docet – “domani è un altro giorno”.

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