Cammino di Muxia e Finisterre_ giorno 1 da Santiago de Compostela a Negreira

Lasciamo l’ostello “The Last Stamp” a Santiago, dopo una notte troppo corta e movimentata da ospiti pseudopellegrini.

La magia di Santiago illuminata dalle luci calde dei pochi lampioni, Praza de Obradoiro deserta e silenziosa…tutto invita al silenzio.

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Ascoltiamo il rumore dei nostri passi e il ticchettìo dei miei bastoncini sul cammino di asfalto, che diverrà ben presto sterrato.

Ci lasciamo alle spalle le guglie della Cattedrale imbrigliate nelle eterne impalcature, e ci portiamo fuori dalla città iniziando a salire dolcemente.
Un ultimo sguardo a cercare lontano la “casa” di San Giacomo, e poi via con lo sguardo avanti.

L’oceano ci chiama da lontano e ci aspetta.

La tappa di oggi, un alternarsi di dislivelli di modesta entità, si snoda tra boschi di eucalipti, tratti di asfalto su strade collinari, attraversamenti di piccoli paesi dove regna il silenzio e il sonno tiene ancora tutti nelle sue reti.

Qualche pellegrino ci saluta, cediamo il passo e procediamo al nostro ritmo tranquillo.
A bordo strada mi lascio stupire dal finocchietto e dalla salvia selvatici che crescono senza confini e che non posso fare a meno di annusare e assaggiare.

E poi i profumatissimi glicini, le girandole arancioni di calendule, le margherite, è tutto un tripudio di fiori e colori.

Il tratto dato come più impegnativo, tra Augapesada e Trasmonte, si rivela alla nostra portata. Superato quello andiamo più leggeri.

Il tempo ci è amico: un sole che scalda quel tanto, il venticello della Galizia che arriva a ricordarci che in fin dei conti è ancora aprile, qualche nuvola rabbuia il cielo.

Si arriva a Ponte Maceira, davvero un grazioso borgo che sta tutto attorno al ponte sul fiume Tambre, la cascata che fa da corona e l’immancabile cruzeiro.

Si torna lievemente a salire fino a Negreira, che oggi ci accoglie e ci offre un comodo giaciglio.

La statua al centro paese richiama ai cammini dei pellegrini di un tempo, emigranti in cerca di fortuna per far fronte alla dignitosa povertà di una vita rurale. Una madre composta, con la piccola in grembo, e un figlio che ha nel suo grido silenzioso tutto il dolore del dover lasciar andare.

Lasciar andare è sempre difficile.

“La vida es preciosa”.

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Domani tappa lunga.

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